Le vie infinite della certificazione

Fine anni settanta e anni ottanta-novanta del secolo scorso, le aziende sopratutto in Italia attraversarono un periodo rinascimentale di crescita creativa, dovuta allo sviluppo dell’elettronica a livello mondiale. Fioriva la creatività, si inventava un pò di tutto grazie ad un ingegno creativo, ed a università che procuravano una solida cultura scientifica di base. E questo generò crescente fastidio alle grosse corporation: bisognava metter un pò di ordine, per stabilire a livello planetario, che esisteva una gerarchia del capitale-azienda che andava rispettata, in sostanza al di là della legislazione vigente in ogni paese per la libertà di intraprendere, bisognava imporre alle aziende sopratutto quelle medio-piccole dei vincoli, in modo da tutelare le grandi aziende e cioè il grande Capitale. Il grande Capitale si inventò le certificazioni: ISO – ISO 9001, ISO 14001, ISO 45001, UL/CSA, CE ecc.
Diverse aziende medio piccole furono gradatamente tagliate fuori o assorbite da altre più grosse, perchè per raggiungere quelle certificazioni, ci voleva un impegno finanziario, altrimenti non si vendeva. In ogni caso l’obbiettivo per il grande Capitale fu raggiunto, e cioè in quel frangente storico, si demolì la nascita di creatività all’interno di aziende medio piccole, poche riuscirono a crescere e a consolidarsi. Oggi tutto è certificato: prodotti, produzioni, sicurezza, ospedali, ecc. Questo sta a significare che le certificazioni non servono a nulla, ma che avevano altri scopi.
Si muore sul lavoro più di prima (sicurezza del lavoro), un determinato prodotto ha nel mercato prezzi largamente variabili e tutti rigorosamente certificati: puoi comprare un trapano con 20-30 euro certificato dove ti puoi fare seriamente male, oppure un trapano da oltre 100 euro più sicuro e più prestante. Il Capitale sa sempre come farsi rispettare, ha mezzi da caserma: c’è il colonello, il capitano, il tenente, il sergente, ecc. perchè bisogna ubbidire, altrimenti c’è la punizione. La merce deve raggiungere il benestante come il disoccupato importante è vendere in qualsiasi maniera, e ovviamente con le dovute certificazioni.

Le immagini capitalizzate

La gioconda
La gioconda

La massa sociale, è governata oggi, sopratutto con le immagini. Il capitale si serve delle immagini, per terrorizzare, rincretinire, allietare, questo immenso gregge sociale, da cui estrae sapientemente la linfa di cui si nutre. L’immagine dunque deve essere priva di testo, anonima, e sopratutto non si deve commentare, e dunque viene imposta ad una platea muta, disciplinata, uniformata, educata, rispettosa, ma sempre più incapace di articolare e di assimilare qualunque cosa che che esca da questo binario imposto in maniera così subdola.

Italia oggi

Astio
Astio

La società Italiana oggi si basa su una imposizione vaccinale, chi la pensa diversamente viene allontanato e sopratutto nei mesi freddi viene sostanzialmente rinchiuso in una riserva ideologica dove è consentito fare poche e controllate cose (fare la spesa di beni utili, andare in farmacia, dal macellaio ..). Per la maggioranza del popolo, tutto ciò viene accettato come un fatto anomalo ma necessario. La democrazia viene intesa come disquisizione del nulla (se il tal partito sarà eletto o meno, se il pres del cons farà così, se ci sarà un’altra dose ecc.). La cultura non esiste più . Oggi la vita è solo biologica. Il suolo italiano finisce col ridursi in una terra di nessuno (il politico non serve più), un luogo di vacanze per ricconi, o terre che ospitano siti produttivi con bassa manodopera.

Oltre ogni limite

Dacci oggi il nostro pane
Dacci oggi il nostro pane

Accumulare profitti come società privata, oltre ogni limite immaginabile, è semplicemente contro natura oltre a rappresentare una minaccia contro l’umanità. Significa aver ridotto il lavoro dell’essere umano ad una alienazione. Fondare la società civile sul concetto del valore della merce e quindi del capitale, vuol dire ridurre la persona a merce di scambio. La tessera sociale a punti rappresenterebbe quindi un documento di controllo qualità dell’uomo-schiavo.

In città gireremo così ?

In città gireremo così ?
In città gireremo così ?

L’illustrazione «In città gireremo così?», firmata da Walter Molino e pubblicata sulla copertina de La Domenica del Corriere del 16 dicembre 1962, mostra alcune «singolette» mentre si muovono in città.
Noi lottiamo oggi contro questo sistema vecchio che ha sempre le stesse fissazioni, gli stessi scopi: sfruttare e dominare. E’ per questo che serve la politica:  combatterli !.

Gli italiani

Non sono un cittadino
Non sono un cittadino

Chi sono gli italiani.
Gli Italiani sono stati colonialisti e fascisti durante il ventennio, hanno approvato le leggi razziste contro gli ebrei, si sono alleati ai nazisti tedeschi per spartirsi il bottino di una vittoria immaginaria, salvo poi di fronte all’evidenza della sconfitta , tradire l’alleato e consegnarsi al nuovo padrone americano, e contemporaneamente il re d’italia è fuggito di notte su un piroscafo.
E dunque chi sono gli italiani. Negli anni 60-70-80 hanno vissuto una guerra civile, tra una parte fascio cattolica ed una parte pseudo comunista che si consegnava al padrone americano e che faceva finta di essere di sinistra.
In quegli anni l’economia italiana ha fatto balzi in avanti da diventare la quarta potenza industriale, fino a che, sul finire degli anni 90 è stata svenduta da vari personaggi politici, alcuni tuttora in vita, alla nuova europa, un consesso di stati europei al diretto controllo di élites finanziarie anglofone e americane, imboccando una strada di spoliazione industriale, tuttora in corso, e di attacchi continui alla costituzione, e diventando terra di sperimentazione di vaccini, e di abusi di potere.
E dunque chi sono oggi gli italiani.
Una masnada di gente senza un briciolo di cultura sia storica che generale, bombardati continuamente da un mainstream che li sta trasformando in fantocci telecomandati accondiscendenti, dove la corruzione politica dilaga, dove la scuola viene ridicolizzata con la complicità di tutto il corpo insegnante, dove la chiesa cattolica ispirata da un papa ridicolo e venduto alle élites finanziarie cerca sapientemente di consegnare la grande massa di questi cattolici della domenica, a questa cultura perversa di sudditanza psicologica e immorale.
I soli fuochi di resistenza sono rappresentati da due partiti nati da poco, quasi clandestini, dove la censura dei social si diletta a perseguirli quotidianamente.

La democrazia massificata

Verso l'antimateria
Verso l’antimateria

Oggi siamo di fronte al risultato di alcuni decenni di questa democrazia massificata: una dittatura anomala e terrificante.

Oggi vediamo la maggioranza delle persone sottomesse ad una ideologia che usa il terrore; persone incapaci di pensare con la propria testa, se non addirittura di ragionare; le persone oggi sono incapaci di ammettere una pur minima dialettica con un altro simile; le persone oggi sono impaurite se incontrano un’altra persona per strada, perché lo ritengono non sicura da un punto di vista medico. La medicina è la nuova religione, dove il vaccino ha sostituito il battesimo, tramite il vaccino veniamo quindi rigenerati come figli della grande famiglia umana o Chiesa, liberi finalmente dal peccato del virus sinonimo del male, e poter essere quindi rigenerati come figli di Dio.  La psico-pandemia è stato solo un pretesto.
Questa dittatura non è come le altre del passato, quelle dittature avevano un capo, le piazze erano piene, c’era una atmosfera di festa, di marce musicali, di bandiere, i piccoli si divertivano come pure la maggioranza degli adulti. Oggi invece le persone sono ridotte a maschere che vagano per piazze tutti distanziati, che si sforzano di darsi una normalità che non c’è e non ci sarà mai. Una volta le dittature avevano i muri o appositi pannelli con gigantografie del dittatore, o che riportavano frasi del dittatore; per le masse il dittatore era il condottiero a cui affidarsi ciecamente.
Oggi il potere dittatoriale non ha più una faccia, non si può andare in piazza ad applaudirlo, semplicemente perché è immateriale, non possiamo toccarlo.

Siamo stati per decenni abituati ad una democrazia massificata che lentamente ci ha tolto qualsiasi soggettività, e ci ha reso penosamente tutti uguali nel pensiero, ci ha privato di uno scampolo minimo di pensiero critico, e ci ha abituati a fidarci del progresso scientifico capeggiato da un’oligarchia di finanzieri. Come se ne esce.
Non se ne esce certamente pensando di rimanere lontano dalla politica perché fatta da malfattori, e pensando di limitarsi a sottolinearne le nefandezze e proponendo praticamente il nulla, ossia proponendo azioni che devono svolgersi distanti dal terreno del potere ossia dalla politica, vietandosi quindi uno scontro diretto con il potere tramite la politica. Non se ne esce se pensiamo di creare delle forme di lotta terroristiche, dando quindi un significato di sacrificio estremo e purificatore, un agire che ripropone l’estremismo religioso carico di lutti.
Se ne esce invece creando in rete masse omogenee non ammucchiate, scambi efficaci di dialettica propositiva, oggi non è più il numero che conta ma la qualità delle idee sempre più precise. Conta la capacità di destrutturare l’informazione main stream , con gli stessi mezzi di rete che la tecnica rende disponibile. Non è vero che la rete domina l’uomo, ma è vero il viceversa, è l’uomo che ha creato la rete, è l’uomo che è potente non la rete. E’ l’uomo che è rivoluzionario, non la rete. Nessuno di noi è improduttivo, ma ha capacità di produrre e di proporre, ma per chi ?, per noi.

Gazzella e leone

Il dominio dell'astratto
Il dominio dell’astratto

“Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.”
Due animali messi uno contro l’altro per la sopravvivenza.
Questa frase si attribuisce a Shakespeare. Ma una mattina del 1999, un foglio di carta riportava questa frase stampata, e questo foglio era fissato all’ingresso del magazzino di una ditta di tecnici dove ho lavorato come ingegnere per alcuni anni. Ma chi l’aveva messo quel foglio di carta?
Da quel momento si chiudeva un’epoca e se ne apriva un’altra, molto peggiore della precedente.
Da lì a poco scompariva la vecchia azienda padronale, e ne arrivava un’altra, invisibile, un nuovo modo di concepire il lavoro, dove si sarebbe parlato più inglese, si sarebbe rafforzata la contabilità a tutti i livelli, per scoprire se tutto funzionava razionalmente senza sprechi, si sarebbe fatta una schedatura del personale per vedere se i dipendenti di qualsiasi grado fossero motivati pienamente nella loro mansione, altrimenti qualcuno sarebbe stato spostato ad altra mansione, o nella peggiore delle ipotesi messo in una lista dove sarebbe stato invogliato ad andarsene al sopraggiungere della prima crisi aziendale.
Noi da quella mattina siamo stati avvertiti nel peggior modo possibile, che non avevamo più nessun diritto, dovevamo essere gazzella o leone, e non faceva nessuna differenza, eravamo diventati animali da lavoro , liberi di andarcene, ma in realtà chiusi in un recinto di lavoro generalizzato.
La nostra soggettività e creatività verso il lavoro era rimasta la stessa se non aumentata, ma per una sorta di sfida verso noi stessi, mentre il senso di impotenza e di precarietà verso il mondo del lavoro era enormemente aumentato. Oggi questo modo di guardare il dipendente che sia creativo, cognitivo o meno è rimasto. A quando un nuovo modo di pensare e di ribellarci.

Democrazia

Sequenza geniche
Sequenze geniche

La democrazia è una forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi. Di questa definizione possiamo farci una crassa risata. “Oggi i partiti, anziché raccogliere istanze dal basso per portarle in alto, operano in senso opposto, come agenzie di persuasione del pubblico rispetto a decisioni prese in impermeabili consessi oligarchici.” diceva uno. Ortega y Gasset filosofo e sociologo spagnolo scriveva : “La democrazia è ormai una perversione sociale. Essa svilisce l’alto e il basso della società. …In nome di questo totem contemporaneo si sta distruggendo ogni cosa, soprattutto in quei Paesi servi di Stati più potenti i quali, coperti dalla democrazia e dai suoi riti, sviliscono il futuro di questa e delle prossime generazioni…”.
La democrazia è concretizzata, in forma giuridica nelle varie costituzioni dei vari stati, tramite articoli dettagliati, in funzione di una maggioranza della popolazione, in ogni caso però questi articoli non possono coprire ogni aspetto della nostra vita.
Il risultato di questo è a volte strabiliante. La democrazia tende a considerarci tutti uguali (uno vale uno), ad avere le stesse esigenze, quando questo non è affatto vero. La democrazia tende a livellare i privilegi, quando questo non è auspicabile in molti campi : sociale, politico, scientifico ecc. La democrazia tende ad annullare la coscienza critica: con una scheda imbucata nell’urna induce il popolo ad avere fatto il suo dovere e quindi può dormire sonni tranquilli, così da portare il popolo ad essere corresponsabile di eventuali nefandezze fatte dai partiti di governo. La democrazia tende essere strumento attivo in mano ad elites che hanno in mano comunicazioni, televisione, media ecc. come conseguenza di ciò abbiamo che la storia viene mistificata all’occorrenza a vantaggio di multinazionali ad esempio, od al pensiero dominante. La dialettica tende a scomparire a vantaggio di un pensiero unico, in quanto la democrazia tende a prendere in considerazione solo la maggioranza della popolazione che però è sempre quella più influenzabile. La democrazia tende addirittura ad eliminare sempre più libertà, in nome di un bene indiscutibile necessario al bene della maggioranza ( vedi obblighi di vaccinazioni) . L’individuo con le sue peculiarità, potenzialità, creatività, se non si uniforma alle regole comunitarie tende ad essere emarginato ( o rieducato ) . Le elite di comando non sono controllabili e decidono sempre di più sulla vita dei singoli . Il futuro dell’Umanità da un punto di vista di politiche mondiali grazie alle democrazie dei vari Stati, tende ad essere scritto da elite oligarchiche che se ne infischiano della popolazione, decidono con finte dialettiche ma che in realtà obbediscono ad interessi economici particolari , quali saranno i settori su cui investire per il bene dell’Umanità: energia green, auto elettrica, ogm, alterazione artificiale del clima, vaccinazioni, ecc.. , mentre un’autentica dialettica molto spesso ridimensiona i problemi, avvicinandoli a soluzioni più realistiche e di buon senso.
Diceva Ortega y Gasset : “… Tutto ciò che è democratico è cancerogeno e mortifero. La democrazia spegne le passioni, …” . Il superamento di questa democrazia certamente avverrà, in un futuro secondo i tempi della Storia, che sia una transizione pacifica non credo proprio.

Primo Levi

Those flowers grown in the mud
Those flowers grown in the mud

Primo Levi , ebreo internato ad Auschwitz, e sopravvissuto. Levi fu internato causa leggi razziali italiane approvate dal fascismo e condivise dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana. Quando si veniva internati in un lager, c’era da chiedersi, ma l’uomo della strada di quei tempi aveva un minimo di responsabilità in tutto quello che avveniva ? certamente si, chi più chi meno sapeva tutto. Primo Levi una mente libera fredda e amante della libertà. Un uomo che sapeva calcolare velocemente qual’era il posto migliore nella fila con la scodella in mano per la distribuzione della zuppa, qual’era il patner ideale per lavorare in coppia nei lavori pesanti, qual’era l’andatura giusta da tenere per particolare lavori pesanti in modo da ottimizzare l’energie. Un forzato a cui bastava uno sguardo a determinati kapò per capire velocemente quali pericoli erano in arrivo, e quindi quali strategie intraprendere. Un uomo che ogni giorno guardava in faccia la morte scorrergli vicino, ma che impassibile continuava a vivere. Quando riacquistò la libertà, oltre ai suoi libri di successo, ebbe importanti successi in ambito lavorativo (era laureato in chimica industriale), però la sua mente allenata nel lager a percepire i più piccoli indizi per elaborare strategie di sopravvivenza, rimase intatta. Nella vita tumultuosa del dopoguerra con la imponente ricostruzione industriale e la società in rapida evoluzione, la sua cultura percepiva diversi segni che probabilmente lo preoccuparono : la società che si veniva delineando non era così paladina di certi valori come si credeva, cioè non garantiva l’immunità rispetto a quella società che lo portò al lager. Il popolo come maggioranza era malleabile e influenzabile come non mai (stavano nascendo le prime grandi tv private commerciali, che diventeranno i grandi mainstream di adesso), stiamo parlando fine anni 80 del secolo scorso, anni di inizio di piena decadenza sotto tutti i punti di vista. C’erano segnali che lui probabilmente percepì bene , che avrebbero potuto portare l’umanità ancora una volta ad un disastro umanitario.
Probabilmente i ricordi vissuti nel lager si intrecciarono con queste sue percezioni, aggiungiamo poi che un uomo sopravvissuto ad una tale devastazione umana com’era il lager, da libero non sarebbe mai stato compreso, ma considerato molto spesso un eroe da ammirare come in certi film, o una persona da evitare. Si viveva in una società ormai lanciata verso un futuro tecnico scientifico nuovo e promettente, con conflitti sociali nuovi come in tutte le epoche, ma anche qui la maggioranza degli uomini è sempre corresponsabile dei nuovi disastri sociali. Primo Levi, avrà avuto sempre scolpita nella sua mente la facilità con cui si fa credere ad un popolo sapientemente impaurito ed inebetito, qualsiasi pensiero o principio criminoso, come quello delle leggi razziali italiane che lo condussero in un lager . Questa impotenza che si prova quando un popolo piegato al volere di qualcuno, con tecniche particolari di propaganda, è disposto ad eseguire tutto quello che gli viene comandato per un bene assoluto, violando i più elementari diritti della persona, in nome di principi di razza, di eugenetica, di selezione naturale, di alterazione genetica, di dominio verso altre nazioni, è difficile per molti conservare una pace interiore. Primo Levi preferì metter fine alla sua esistenza. Morì nel 1987. Vien da pensare che se non fosse stato deportato , non sarebbe andata così, forse.