Primo Levi

Those flowers grown in the mud
Those flowers grown in the mud

Primo Levi , ebreo internato ad Auschwitz, e sopravvissuto. Levi fu internato causa leggi razziali italiane approvate dal fascismo e condivise dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana. Quando si veniva internati in un lager, c’era da chiedersi, ma l’uomo della strada di quei tempi aveva un minimo di responsabilità in tutto quello che avveniva ? certamente si, chi più chi meno sapeva tutto. Primo Levi una mente libera fredda e amante della libertà. Un uomo che sapeva calcolare velocemente qual’era il posto migliore nella fila con la scodella in mano per la distribuzione della zuppa, qual’era il patner ideale per lavorare in coppia nei lavori pesanti, qual’era l’andatura giusta da tenere per particolare lavori pesanti in modo da ottimizzare l’energie. Un forzato a cui bastava uno sguardo a determinati kapò per capire velocemente quali pericoli erano in arrivo, e quindi quali strategie intraprendere. Un uomo che ogni giorno guardava in faccia la morte scorrergli vicino, ma che impassibile continuava a vivere. Quando riacquistò la libertà, oltre ai suoi libri di successo, ebbe importanti successi in ambito lavorativo (era laureato in chimica industriale), però la sua mente allenata nel lager a percepire i più piccoli indizi per elaborare strategie di sopravvivenza, rimase intatta. Nella vita tumultuosa del dopoguerra con la imponente ricostruzione industriale e la società in rapida evoluzione, la sua cultura percepiva diversi segni che probabilmente lo preoccuparono : la società che si veniva delineando non era così paladina di certi valori come si credeva, cioè non garantiva l’immunità rispetto a quella società che lo portò al lager. Il popolo come maggioranza era malleabile e influenzabile come non mai (stavano nascendo le prime grandi tv private commerciali, che diventeranno i grandi mainstream di adesso), stiamo parlando fine anni 80 del secolo scorso, anni di inizio di piena decadenza sotto tutti i punti di vista. C’erano segnali che lui probabilmente percepì bene , che avrebbero potuto portare l’umanità ancora una volta ad un disastro umanitario.
Probabilmente i ricordi vissuti nel lager si intrecciarono con queste sue percezioni, aggiungiamo poi che un uomo sopravvissuto ad una tale devastazione umana com’era il lager, da libero non sarebbe mai stato compreso, ma considerato molto spesso un eroe da ammirare come in certi film, o una persona da evitare. Si viveva in una società ormai lanciata verso un futuro tecnico scientifico nuovo e promettente, con conflitti sociali nuovi come in tutte le epoche, ma anche qui la maggioranza degli uomini è sempre corresponsabile dei nuovi disastri sociali. Primo Levi, avrà avuto sempre scolpita nella sua mente la facilità con cui si fa credere ad un popolo sapientemente impaurito ed inebetito, qualsiasi pensiero o principio criminoso, come quello delle leggi razziali italiane che lo condussero in un lager . Questa impotenza che si prova quando un popolo piegato al volere di qualcuno, con tecniche particolari di propaganda, è disposto ad eseguire tutto quello che gli viene comandato per un bene assoluto, violando i più elementari diritti della persona, in nome di principi di razza, di eugenetica, di selezione naturale, di alterazione genetica, di dominio verso altre nazioni, è difficile per molti conservare una pace interiore. Primo Levi preferì metter fine alla sua esistenza. Morì nel 1987. Vien da pensare che se non fosse stato deportato , non sarebbe andata così, forse.